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di Diego La Sala
su redazione del 20/04/2008
Sara Menafra, sul manifesto del 16 aprile, dedica uno sferzante
articolo ai “berty-boys sull’orlo del baratro”, i giovani cresciuti
sotto l’ala protettiva dell’ex segretario del PRC, quelli che tra una
manifestazione no-global e una partita alla playstastion, tra un po’ di
disobbedienza civile e una cravatta costosissima del negozio preferito
dal capo, hanno scalato le vette del Partito in un intervallo di tempo
fulmineo, bruciando le tappe ed anticipando ogni pur lusinghiero cursus
honorum.
Adesso, risucchiati dalla sconfitta epocale della sinistra e del
leader, rischiano di perdere tutto in un batter di ciglio: dal cielo al
baratro, appunto. Ci dispiace per loro, che ora pagano i loro errori,
ma ben altri sono i problemi che dobbiamo affrontare.
Nota: Fonte: EssereComunisti
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Intervento Gianni Fresu CPN 21 Aprile 2008
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Comitato politico nazionale PRC 20-21 aprile 2008
Intervento di Gianni Fresu
È difficile descrivere le sensazioni provocate da questo autentico terremoto politico che ha investito il nostro partito. Tuttavia, le valutazioni emotive non servirebbero a nulla e quella che ci ha investito non è una catastrofe naturale, un fenomeno ineluttabile, bensì un fatto politico le cui cause, concrete e razionali, vanno indagate con precisione se si vuole realmente cambiare registro. Partendo da questa semplice considerazione mi ha lasciato letteralmente interdetto la relazione del compagno Giordano. Non un cenno di autocritica, non un dubbio sul fatto che forse la trionfale storia di “innovazioni e contaminazioni” seguita nell’ultimo decennio dal PRC, in fin dei conti, non è stata tanto trionfale.
Tutta l’analisi di Giordano è incentrata sulle responsabilità del PD. Che le forze moderate del paese avessero un progetto di modernizzazione capitalistica, di «rivoluzione passiva», basata sull’espulsione del conflitto sociale dalla cittadella politica, è un dato acclarato sin dai “gloriosi anni” della “concertazione” (dai governi tecnici del 92-93 in poi), dunque perché stupirsi oggi dell’obbiettivo perseguito e raggiunto da Veltroni? Forse il nostro Partito ha fatto troppo affidamento sul quel quadro politico, smarrendo per strada la sua autonomia e la sua capacità di esistere a prescindere da quelle forze; probabilmente non è stata una gran trovata l’aver affermato che il movimento avesse spostato a sinistra il baricentro delle forze moderate e che dunque si poteva entrare nell’Unione senza preoccuparsi del come, perché e per fare cosa. Le elezioni si sono incaricate di dimostrare quanto tutto l’impianto tattico e strategico del Congresso di Venezia fosse fallimentare. Questa sconfitta non è un terremoto né un fenomeno attribuibile al caso, alla cattiveria di Veltroni o alla follia degli operai che votano Lega.
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Il Voto utile? A Sinistra!
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Il voto utile? A
Sinistra!
Gianni Fresu (Comitato Politico Nazionale
PRC)
Personalmente non ho condiviso le modalità con cui
si è giunti a questa unità della sinistra, così come mi ha fortemente
contrariato l’autocensura sul simbolo dei due partiti che rappresentano la
stragrande maggioranza della coalizione. Ad ogni modo, penso che le valutazioni
critiche vadano rinviate al congresso, all’interno di una battaglia nella quale
il tema non potrà che essere quello dell’unità d’azione della sinistra
d’alternativa (federazione o confederazione che sia), passando per il rilancio
del progetto della Rifondazione e, semmai, dell’Unità comunista. Al contempo nel
congresso si dovrà necessariamente fare un bilancio serio sul fallimento della
linea politica che da Venezia ci ha portato all’attuale situazione.
Fatta questa premessa, non si può non ammettere
che l’unità elettorale della sinistra, sotto un unico simbolo, è non solo una
esigenza dettata da questa legge elettorale, pessima e oligarchica, ma una
necessità che sorge con forza dal comune sentire del nostro popolo. Del resto
l’area “essere comunisti” ha sempre posto il tema dell’unità della sinistra
d’alternativa, anche quando il partito ha perseguito una linea di divisione e
competizione a sinistra (ingresso nell’Unione concordato con le forze moderate,
primarie, assetti di governo, sinistra europea).
Ora tuttavia ci sono delle priorità di ordine
democratico che si impongono sopra tutte le sottigliezze tattiche. È in atto un
tentativo coatto di modernizzazione reazionaria del paese che unisce in un
comune disegno di «rivoluzione passiva» PD e PDL. La nostra priorità è
sconfiggere l’imposizione di un bipartitismo fasullo che cela la rappresentanza
dei medesimi interessi sociali, rispetto ai quali varia solo l’intensità –
iperliberista o graduale – con cui essi pretendono di essere
tutelati.
La campagna elettorale ha già svelato il colossale
bluff che si nasconde dietro la
faccia «pacata e serena» di Walter Veltroni. La candidatura di Calearo nelle
liste del PD chiarisce ampiamente come la pretesa volontà di intervenire sui
salari per un riequilibrio in loro favore sia soltanto uno slogan elettorale.
Egli è il prototipo dell’odio di classe mai sopito di una casta di padroni delle ferriere che perpetua, di
padre in figlio, il suo dominio politico e sociale. Un falco di Federmeccanica,
il principale esponente del braccio armato del capitalismo italiano, quello che
prima ha stipulato i famigerati accordi del 92 e 93 sulla politica dei redditi e
poi, puntualmente, non è mai disponibile a rispettarli al momento dei rinnovi
contrattuali. L’arroganza provinciale di questo padrone impomatato e avvolto dal
suo impeccabile doppiopetto gessato, uno che la lotta di classe
la fa eccome, mostra il vero volto dell’interclassismo di Veltroni, mettere
nelle liste sia i padroni sia i lavoratori, come specchietto per le allodole, e
poi rappresentare in via esclusiva le esigenze dell’impresa. Ai lavoratori è
riservata la sola funzione degli ascari. Più che alla «Rivoluzione liberale» di
Gobetti, il PD sembra ispirarsi al trasformismo arruffone dei Crispi e
Giolitti.
Calearo si rivolge spesso agli interlocutori della
sinistra accusandoli di essere «rimasti a prima della caduta del muro di
Berlino», forse sarebbe ora di fargli notare che invece lui è fermo
all’Ottocento! Nel mentre i lavoratori hanno conquistato dei diritti sui quali
non sono disposti a trattare. Veltroni presenta come un qualcosa di nuovo questa
supposta esigenza di conciliare, in nome dei «supremi interessi del paese»,
lavoratori e padroni, in realtà si dimentica che un’ideologia di questo tipo
l’Italia la ha già avuta e sperimentata, si chiamava «corporativismo» e non
credo che i lavoratori abbiano alcuna nostalgia verso le perversioni sociali del
Ventennio. La scelta della sinistra
di incentrare la campagna elettorale sul tema del conflitto capitale e lavoro,
sull’urgenza di una “scelta di parte”, è la risposta più giusta e consona alla
sfida pericolosissima che abbiamo di fronte. Per tutte queste ragioni è a
Sinistra il solo voto utile e non per “il bene del paese”, entità astratta e
misticamente mazziniana, ma per quello delle classi subalterne, la stragrande
maggioranza della nostra società, che oggi rischiano seriamente di non trovare
più alcuna rappresentanza sociale e
politica.
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Postato da webmaster il Sabato, 08 marzo 2008 ore 14:03 (51 letture)
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No alla cancellazione della falce e martello
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No alla cancellazione della
falce e martello
Comunicato del
Coordinamento Nazionale dell'Appello degli autoconvocati di Firenze
Esprimiamo la nostra totale contrarietà alla decisione presa dal Segretario
Giordano che, insieme a un gruppo dirigente ridottissimo, e senza la
consultazione di nessun organismo del partito, ha annunciato che la
Sinistra l'Arcobaleno SI PRESENTERà ALLE ELEZIONI SENZA IL SIMBOLO DI FALCE E
MARTELLO; e che sarà promosso nel partito un tesseramento ad hoc per questo
nuovo soggetto politico.
In primo luogo, riteniamo gravissima la modalità della decisione presa, in
modo arbitrario e sopra la testa degli iscritti, dal momento che , nel
frattempo, ha cancellato il già indetto Congresso Nazionale del PRC, unico luogo
deputato a decisioni di quella portata, , aggiungendo, dunque, una grave ferita
a quella già inferta al costume democratico nel nostro partito.
In secondo luogo, riteniamo che questo Gruppo dirigente non è legittimato a
decidere della liquidazione o meno dell'autonomia del partito e della
eliminazione del suo simbolo e che questa decisone può essere presa solo
attraverso un regolare Congresso nazionale.
In terzo luogo, riteniamo che la scelta in sè sia profondamente errata ,
che difficilmente riuscirà a captare il nostro elettorato ormai
profondamente scorato e deluso; e che potrebbe concorrere a
causare un pesante arretramento di lunga durata dello scenario politico e
sociale della Sinistra tutta e , certo, del nostro Partito.
Il Coordinamento nazionale dell'Appello degli autoconvocati di
Firenze, nell'esprimere questa preoccupata valutazione, invita tutti i
Coordinamenti regionali costituiti, e ogni singolo circolo e iscritto a
rigettare in modo netto questa proposta di liquidazione del nostro Partito e a
comunicarla , in tempi brevissimi, al Segretario Giordano.
IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEGLI AUTOCONVOCATI DI FIRENZE
FIRENZE, 5 FEBBRAIO , 2008
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Postato da webmaster il Mercoledì, 06 febbraio 2008 ore 17:02 (56 letture)
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Articolo Pravda in italiano
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Ospite Scrive "Segnalato da Satta P.D. Fonte: http://italia.pravda.ru/italia/5412-0/
I mass media propagandano l'immagine dell'Italia come di un paese
libero e democratico, in cui la popolazione gode di potere politico ed
economico. Ma e' davvero cosi'?
Il sospetto che l'élite egemone
economico-finanziaria si sia appropriata del nostro paese sotto tutti i
punti di vista e che lo stia guidando verso il baratro, è venuto
persino al Financial Times, che in un articolo del 16 marzo 2006
scriveva che “L'Italia sta seguendo la stessa strada dell'Argentina
verso la rovina”. L'autore dell'articolo, Richard Perle, è un esponente
dell'estrema destra americana e un accanito sostenitore di George W.
Bush, quindi è difficile credere che voglia mettere in cattiva luce
l'élite dominante.
Il paragone fra l'Italia e l'Argentina nasce da
considerazioni finanziarie, precisamente dalla scelta italiana di
assumere l'euro come propria valuta, pur essendo il paese condannato ad
avere un'economia debole, a causa delle scelte di politica economica
effettuate dai governi, che tendono ad avvantaggiare il capitale
straniero piuttosto che lo sviluppo del paese, come accade in una
colonia. Anche l'Argentina, agganciando la propria valuta al dollaro,
si trovò a fare i conti con una moneta forte, mentre la sua economia
era in mani straniere. Ciò che accadde all'Argentina è noto.
Le aziende italiane sono state in gran parte
rilevate dalle grandi corporation anglo-americane. Oggi l'Italia è il
paese europeo meno competitivo, e che ha più aziende in mani straniere.
Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea stanno
col fiato sul collo per controllare i pagamenti del debito, ignorando
il livello di benessere o di povertà dei cittadini italiani. Infatti,
pur di esigere i pagamenti, il Fmi non esita a chiedere tagli alla
spesa pubblica (sanità, scuola, amministrazione, ecc.) e ulteriori
privatizzazioni, peggiorando le condizioni del paese. "
Nota: FONTE: italia.pravda.ru/italia/5412-8
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